Piazza del Duomo a Milano con la cattedrale e l'ingresso della Galleria
Piazza del Duomo a Milano — foto: Steffen Schmitz · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Due giorni a Milano sembrano pochi e invece bastano. Il centro storico è compatto, le distanze si coprono a piedi o con pochi minuti di metropolitana, e i monumenti più celebri stanno quasi tutti nella stessa manciata di isolati. Il segreto non è correre, ma scegliere un filo conduttore e seguirlo con calma.

Quello che vi proponiamo è l'itinerario più classico, e per una buona ragione: Duomo, Galleria Vittorio Emanuele II e Castello Sforzesco raccontano tre Milano diverse — quella gotica dei cantieri infiniti, quella ottocentesca e borghese, quella rinascimentale dei duchi — e si incastrano in un percorso lineare che non vi farà mai tornare due volte sui vostri passi.

Il primo giorno: il Duomo e la sua piazza

Il cantiere del Duomo si apre nel 1386, per iniziativa dell'arcivescovo Antonio da Saluzzo e con il sostegno di Gian Galeazzo Visconti. L'anno successivo nasce la Veneranda Fabbrica, l'istituzione che da oltre sei secoli si occupa della cattedrale e che possiede ancora oggi le cave di Candoglia, in Val d'Ossola, da cui arriva il marmo rosato delle guglie. Quel marmo viaggiava per acqua, lungo il Toce, il Lago Maggiore, il Ticino e il Naviglio Grande, fino al cuore della città.

All'interno cercate il San Bartolomeo scorticato di Marco d'Agrate, scolpito nel 1562: il santo porta la propria pelle sulle spalle come un mantello e sul basamento l'iscrizione ricorda con orgoglio che a farlo non fu Prassitele, ma Marco da Agrate. In alto, sopra l'altare, è custodita la teca del Santo Chiodo, che si raggiunge una sola volta l'anno con la Nivola, l'elevatore a forma di nuvola entrato nella tradizione ambrosiana ai tempi di san Carlo Borromeo.

La salita alle terrazze è la parte che ricorderete più a lungo. Si cammina davvero sui tetti, tra archi rampanti, doccioni e statue che da terra nemmeno si notano, con la Madonnina dorata che dalla guglia maggiore sorveglia tutto: fu collocata lassù alla fine del Settecento e da allora è il simbolo della città.

La Galleria, la Scala e il resto del pomeriggio

Dalla piazza si entra nella Galleria Vittorio Emanuele II, progettata da Giuseppe Mengoni e cantierata dal 1865. Fu inaugurata nel 1867 quando ancora non era finita, e Mengoni non ne vide mai il compimento: morì cadendo dalle impalcature alla vigilia dell'inaugurazione dell'arco su piazza del Duomo. Sul pavimento dell'ottagono c'è il mosaico con lo stemma di Torino, città natale del re: la tradizione vuole che si giri il tallone sul toro per buon auspicio, ed è per questo che il mosaico proprio lì è consumato.

L'uscita opposta vi lascia davanti al Teatro alla Scala, aperto nel 1778 su progetto di Giuseppe Piermarini e costruito dove sorgeva la chiesa di Santa Maria alla Scala, da cui prende il nome. Dal foyer si accede al museo teatrale, nato agli inizi del Novecento, che conserva costumi, bozzetti, strumenti e ritratti. Da qui, in una decina di minuti a piedi, si entra a Brera: vicoli stretti, la Pinacoteca e l'Orto Botanico nascosto dietro il palazzo.

Consiglio pratico: prenotate per tempo i due ingressi davvero contingentati, cioè le terrazze del Duomo e il Cenacolo di Leonardo. Sono quelli che si esauriscono per primi, soprattutto nei fine settimana. Per tutto il resto vi basta uscire presto la mattina.

Il secondo giorno: Castello Sforzesco e Parco Sempione

Francesco Sforza, acclamato signore di Milano nel 1450, fece ricostruire sulle rovine di una fortificazione viscontea del Trecento il castello che oggi porta il suo nome, trasformandolo in una residenza ducale all'altezza della corte. Al centro della facciata svetta la Torre del Filarete, dal nome dell'architetto incaricato dal duca: quella che vedete non è l'originale, saltata in aria nel 1521 quando la torre era usata come deposito di polveri, ma una ricostruzione novecentesca basata su disegni cinquecenteschi.

I cortili e i camminamenti si attraversano liberamente e valgono già la visita; all'interno, gli otto musei civici si visitano con un unico titolo d'ingresso. Se avete poco tempo scegliete la Pietà Rondanini, l'ultima scultura di Michelangelo, rimasta non finita: ci lavorava ancora pochi giorni prima di morire, nel 1564. Alle spalle del castello si apre il Parco Sempione, il modo migliore per chiudere il pomeriggio senza altra fatica.

Muoversi tra un punto e l'altro

Milano si gira benissimo senza auto, e con due giorni a disposizione conviene ragionare per fermate più che per chilometri.

  • Il Duomo ha la sua fermata sulla linea rossa e sulla gialla, in pieno centro.
  • Per il Castello sono comode Cairoli Castello sulla rossa e Lanza sulla verde, entrambe a pochi passi dai fossati.
  • La stazione di Milano Porta Garibaldi è servita dalla linea verde e dalla lilla, oltre che dai treni regionali e dagli aeroportuali.
  • Per le tratte brevi il tram resta il mezzo più piacevole, e attraversa il centro in superficie.

Alla fine di giornate così, quello che conta davvero è avere una casa dove rientrare senza pensieri. I nostri quattro appartamenti indipendenti stanno tra Isola, Porta Nuova, Garibaldi e la zona Jenner, a poca distanza dalla stazione di Milano Porta Garibaldi: il check-in è in autonomia dalle 15:00, la partenza entro le 11:00, e i vostri animali sono i benvenuti senza alcun supplemento. Un punto d'appoggio tranquillo, in un quartiere che la sera torna a essere semplicemente Milano.

Dormire a Milano tra Isola, Porta Nuova e Garibaldi

White House in isola district gestisce quattro appartamenti indipendenti in città: cucina attrezzata, Wi-Fi, lavatrice, self check-in dalle 15:00 e animali ammessi gratuitamente.